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L’Astrolabio Moresco
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Navigare in Mediterraneo vuol dire tener sempre presente l'esperienza antica dei tanti e tanti uomini di mare che lo studiarono e lo praticarono. |
Particolarmente oggi che le tecnologie sono
cosi' precise da guidarci ad occhi bendati anche nei mari piu' difficili, e'
bene ricordare che il mare va sempre vissuto con profondo rispetto e massima
attenzione, e che la navigazione e' una scienza antica, complessa, che procede
per piccoli passi, per piccoli colpi di remo.
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L'astrolabio
contiene una rappresentazione della volta celeste osservabile da una
data latitudine (i modelli piu' sofisticati, come questo, avevano
riferimenti per piu' latitudini). |
Uno degli strumenti-simbolo del navigare nel Mare Nostrum e' certamente l'astrolabio, che rappresenta la posizione delle stelle viste da una certa latitudine.
Realizzare un astrolabio richiedeva, come si puo' facilmente immaginare, profondissime conoscenze matematiche ed astronomiche, e sopraffine qualita' di incisione.
| Ibn Baso padre era un
"Muwwaqit" (calcolatore del tempo, "mastro
dell'ora") presso la grande moschea di Granada, nella seconda meta'
del Duecento. Costruiva quadranti solari, probabilmente meridiane, ed altri strumenti comunque correlati all'astronomia, e nel 1274 scrisse anche un trattato sugli astrolabi. Faceva parte di una scuola di astrolabisti mussulmani che era stata iniziata a Siviglia da Mohammed al Futtoh sul principio del Duecento; l'astrolabio qui descritto e' forse l'unico sopravvissuto di questo autore. |
Nel tempo, l'astrolabio divenne popolarissimo quanto apprezzato nelle marinerie mediterranee (fu moresca la prima grande scuola di astrolabisti), ma ricercato anche solo per l'intrinseca preziosita' dei manufatti.
Ed uno degli astrolabi piu' belli mai realizzati e' l'astrolabio moresco di Hussein Muhammad Baso (Ibn Baso padre), che qui descriviamo, oggi conservato presso il Museo della Specola di Bologna.
Le caratteristiche di questo astrolabio sono,
piu' che interessanti, affascinanti per la qualita' realizzativa, la
complessita' della strutturazione e la precisione.
E certo non ometteremo che si tratta di uno strumento davvero bellissimo, anzi
magnifico.
I caratteri utilizzati sono cufici, nella
variante tuttora in uso nel Maghreb (area culturale della costa africana
mediterranea del Marocco e dei paesi limitrofi).

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